La perfezione dell'uomo consiste proprio nello scoprire le proprie imperfezioni.

Sant'Agostino
. TOP 5 - Letture
 
. TOP 5 - Commenti
 
. ULTIMI 5
 
. ULTIMI COMMENTI  Feed XML RSS 0.91
 
Runnnig:  366km
MTB:  50km
Running 2009: 1278 km

. ARTICOLI
Categorie

. Cinema  (7)
. Cucina  (3)
. Fotografia  (20)
. Letture  (6)
. Musica  (10)
. Pensieri  (52)
. Poesie  (86)
. Racconti  (1)
. Running  (97)
. Varie ed eventuali  (23)
. Yoga  (3)

Archivio





. STUFF
Listening...

.Diane Arkenstone
Aquaria


Reading...

.Haruki Murakami
Norwegian Wood






08/09/2010 @ 15.34.55
script eseguito in 62 ms

Ci sono 16 persone collegate
\\ Cerca
Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

Ricerca articoli per dean karnazes

by Max (del 06/10/2008 @ 19:25:48 in Running, linkato 326 volte)
Qualche mese fa, durante i controlli giornalieri in ospedale, i medici mi ripetevano in continuazione che, quando sarei uscito e dopo un periodo di convalescenza, avrei potuto riprendere con l'attività sportiva, ma sicuramente non sarei stato in grado, per qualche mese, di correre più di 5 km, sarei arrivato massimo a 10.
Devo dire che è stato effettivamente faticoso riprendere e avere il sangue più fluido ,a causa della terapia che sto seguendo, significa un maggiore impegno cardiaco (leggi pulsazioni medie più elevate a parità di sforzo). Devo constatare però che il nostro fisico è comunque una macchina pressochè perfetta, in grado di adattarsi a qualsiasi situazione (come ho letto in 50/50 di dean karnazes), dato che questa sera, dopo sole sei settimane di allenamenti, il risultato è stato eccezionale (per me): 18,1 km in 1h37m42s, con pulsazioni medie pari a 153 bpm.
Potere della forza di volontà !
JUST NEVER GIVE UP !
 
41K
by Max (del 24/05/2008 @ 15:47:20 in Running, linkato 300 volte)
Gone walkabout, Wikipedia definisce così questa espressione:
Il termine inglese walkabout ("cammina in giro") si riferisce al lungo viaggio rituale che gli aborigeni australiani saltuariamente intraprendono attraversando a piedi le distese del bush australiano. Il termine fu coniato dai proprietari terrieri bianchi australiani per riferirsi agli schiavi (o ai lavoratori) aborigeni che sparivano dalle loro proprietà, spesso per settimane, e dei quali si diceva gone walkabout ("andato in walkabout"). Nella cultura aborigena, le lunghe camminate nel deserto degli individui che intraprendono il walkabout svolgono un ruolo essenziale per consentire contatti e scambi di risorse (sia materiali che spirituali, come i tradizionali canti) fra popolazioni separate da enormi distanze.
Quello che ho fatto questa mattina è stato proprio questo, o meglio alla sua variante che nel post precedente ho chiamato Runabout, rifacendomi alla definizione data da dean karnazes.
Ho preparato il camel-bag, la borraccetta con l'integratore, 1 banana, 1 barretta energetica, l'iPod, il k-way (non si sa mai), una maglia di ricambio e mi sono fatto accompagnare dalla fida mogliettina (...sempre più perplessa...) a Modena.
Da qui sono partito, senza un obbiettivo chilometrico preciso, con la sola intenzione di percorrere uno di quei tratti di ferrovia abbandonata di cui avevo letto, e di lasciarmi guidare dalla strada.
Raggiunta la periferia di Modena trovo l'indicazione Mirandola - Pista ciclabile.
La linea ferroviaria collegava Modena a Mirandola, ma solo la tratta fino a Bastiglia è stata recuperata. Qui, dove la ciclabile termina c'è ancora la stazione in stato di completo abbandono, a differenza di due costruzioni ad essa adiacenti che, per stile architettonico, suppongo appartenessero allo stesso complesso.
E' stato divertente passarci a fianco, meno divertente è stato perdermi poco dopo in quanto, proseguendo, mi sono trovato su un argine. Pensavo fosse quello del fiume Secchia, in realtà ho corso per 1 km nella direzione sbagliata, poi ho chiesto ad una coppia in mountain bike che mi ha indicato la direzione giusta per Mirandola: "Devi andare sulla statale e seguire per Verona".
Inversione di marcia e via verso la SS12. Fortunatamente c'è una stradina che vi corre parallela, così ho evitato le auto e sono riescito ad arrivare a Sorbara (rinunciando a rifocillarmi con il Lambrusco locale...) e da qui mi sono diretto verso l'argine del Secchia.
Ho corso su strada sterrata per 7 km circa, allenando così le caviglie alla corsa fuoristrada (speriamo sia utile per la Maratona del Ventasso). Faceva molto caldo, più di quello che avevo immaginato, per fortuna a Sorbara ho trovato una fontana dove bagnarmi la testa, ma adesso sogno uno spugnaggio.
Questo tratto di strada è praticamente deserto, c'eravamo solo io, gli uccelli che cinguettavano, il vento che muoveva le fronde dei pioppi alla mia sinistra, qualche rumore lontano proveniente dalle cascine sparse nella campagna.
La fatica comincia a farsi sentire prima del previsto, intorno al 25° km, così, raggiunto il ponte di San Martino della Secchia, l'ho attraversato e mi sono diretto verso Carpi. Ad essere onesti non sapevo di preciso dove mi trovassi, ma è proprio questo il bello dell'avventura.
Da questo punto in poi cominciò a diventare sempre più faticoso, ho finito l'integratore, mangiato la banana e sono ripartito alternando la corsa alla marcia. Mi sono goduto il paesaggio. Ormai non ero più solo (per fortuna o purtroppo?), c'erano macchine che mi passavano accanto, ho attraversato piccole frazioni sperdute nella campagna.
Al 30° opto per il cambio maglia trovando un po' di sollievo. Ho raggiunto l'incrocio con una strada dove ho trovato l'indicazione: Carpi 9 km. I luoghi tornavano ad essere più familiari. Mi sembrava di conoscere la strada, ed infatti dopo circa 3 km sono passato accanto al Ristorante Cacciatori (se venite da queste parti ve lo consiglio vivamente!). Ormai ero quasi arrivato !
Avevo quasi perso il conto dei chilometri, mi ero estraniato. Ecco la periferia di Carpi, mi sono avviato lungo il percorso invernale, ovvero il tragitto che ho percorso centinaia di volte durante la stagione buia, e da qui verso casa. 38, 39 40 ed eccomi arrivato. Il Garmin segnava 41 km in 4h20m.
Great Run !
 
by Max (del 07/11/2007 @ 14:50:36 in Running, linkato 706 volte)
Pain is temporary, pride is forever !
You're lookin good!
Good job Max!
Good job Stefy!
Queste sono solo alcune delle frasi che ti senti urlare mentre corri ma...partiamo dal'inizio.

Domenica 4 novembre, ore 5.15

Dopo una notte passata in maniera relativamente tranquilla ci svegliamo, o almeno ci proviamo, un pochino tesi, d'altra parte...chi ha mai corso per 42km e 195 mt.?
Colazione con muffin, scelta dell'abbigliamento (dopo aver consultato Weather Channel) e via verso l'autobus che ci porterà al Verrazzano Bridge.
Guardiamo New York che si sveglia dai finistrini dell'autobus, il cielo che si tinge di rosso ad oriente, migliaia di runners come noi concentrati sui loro pensieri pre-gara e, finalmente, ecco la meta, Fort Wadsworth.
Sono circa le 7.00 del mattino, mancano 3 ore e 10 minuti al colpo di cannone che darà il via alla gara, passiamo il tempo cercando di scaldarci, facciamo la coda per il the caldo, per il bagno chimico e, alle 9.30, ci incamminiamo verso il nostro recinto di partenza, verde per me e arancio per Stefania.

Ore 10.10

Dopo una serie di eventi non visti (inno americano, discorso del sindaco, ecc.) sentiamo il colpo di cannone, partono i professionisti e, a seguire, il gruppo blu, arancio ed i primi 1000 del gruppo verde (gli altri partiranno a distanza di 2 minuti uno dall'altro, morale...io sono partito circa 30 minuti dopo il colpo di cannone).
Il percorso non è dei più semplici, anzi...è tutto un salire e scendere e, soprattutto, la partenza in salita si fa sentire, ma la fatica scompare quando appare il pubblico.
L'entusiasmo della gente è indescrivibile, tutti sono lì ad incitarti a sostenerti e, solo per il tifo, non si può non arrivare in fondo.
Ci sono gruppi che suonano ad ogni angolo, cori gospel, gente con i tamburi fuori dalla porta di casa. Un chilometro dopo l'altro attraversiamo Brooklyn, il Queens ed ecco la parte più dura il ponte di Queensboro. Prima di affrontarlo cammino un po' (l'aveva consigliato anche Orlando Pizzolato nella conferenza pre-gara) e scambio due parole con un altro runner che era alla sua 8^ maratona di New York. Mi dice che con gli anni diventa sempre più dura, mi dà una pacca sulla spalla e riparte, sul retro della maglia aveva scritto "Classe 1931" !
Passo il ponte ed entro sulla 1st Avenue, qui ci sono oltre 100000 persone urlanti e la vista è impressionante, ci sono circa 8km per arrivare al Bronx, la strada è tutta dritta e davanti a me vedo il mucchio selvaggio che corre. La fatica comincia a farmi sentire, il tifo è sempre più forte man mano che ci si avvicina a Central Park, un bambino mi offre un bicchiere di Gatorade ad Harlem, lo accetto volentieri e mi sorride. Continuo. 24° miglio, ormai è fatta, ma dentro Central Park ci sono troppe salite e discese, mi fa male la schiena, devo camminare un po'. Ecco il Plaza, ancora 1/2 miglio. Columbus Circle, 350 metri. L'ultima salita, l'arrivo, è fatta.
4h30m16s.

Good Job Guys !

Aggiornamento

La mia maglia da corsa



autografata da dean karnazes

 
by Max (del 23/07/2007 @ 14:35:38 in Running, linkato 305 volte)
Run when you can, walk if you have to, crawl if you must: just never give up.

by dean karnazes
 
 
by Max (del 07/05/2007 @ 10:15:27 in Letture, linkato 419 volte)
Forse questo libro scritto da dean karnazes, un corridore estremo, è per i pazzi ma, indipendentemente che uno abbia o meno la passione per la corsa, è un altro esempio di chi decide di dare un senso alla propria vita sacrificandosi ed impegnandosi per realizzare i propri obbiettivi.

Qualche info su questo personaggio la trovate qui:
www.ultramarathonman.com
 

Ricerca fotografie per dean karnazes

Nessuna fotografia trovata.